LA LEVA INFINITA!

Scritto il alle 07:30 da icebergfinanza

I mercati che abbiamo costruito ora, sono così complessi e le transazioni così veloci che situazioni apparentemente isolate ed eventi secondari, possono avere conseguenze catastrofiche”

Alcuni di Voi ricorderanno certamente Richard Bookstaber e il suo libro dal titolo “ Un Demone nei nostri disegni: I mercati, gli hedge fund e i pericoli dell’innovazione finanziaria”, un talento "quantitativo" pentito , un esperto di livello assoluto che ha lavorato per la Morgan Stanley e la Salomon  Brothers, in prima linea con ruoli attivi nella tempesta del 1987 e nella crisi del LTCM. ci comunica la complessità di tali prodotti, i derivati, "costruzioni" finanziarie dalle variazioni infinite destinati a sfalsare il rischio.

" Per quanto le crisi siano sbalorditive tendiamo sempre a vederle come inevitabili. I mercati sono rischiosi dopo tutto e vi entriamo a nostro rischi e pericolo. Comodamente attribuiamo le perdite fantastiche alle forze della Natura e all’inevitabile incertezza economica. (…) Virtualmente l’eccesso di crisi delle decadi passate ha radici nella struttura complessa dei mercati finanziari. (…) Le crisi nei mercati succedono non per i nostri sforzi nel migliorare gli strumenti dei mercati, ma a causa loro. Il rischio strutturale dei mercati finanziari è un risultato diretto dei nostri tentativi di migliorare il sistema, quelli che noi chiamiamo progresso. La velocità delle transazioni, l’integrazione dei mercati finanziari globali hanno accellerato la complessità degli strumenti finanziari rendendo le crisi inevitabili, un " demonio nei nostri disegni "

La leva finanziaria , la finanza creativa, moltiplicatori economici che sono sfuggiti di mano, operazioni derivate con leva al cubo, alla deriva demenziale, non la leva di Archimede che nella sua immensità trova semplice sollevare il mondo!

Abbiamo appena trattato recentemente la questione relativa al TIER CAPITAL 1 e della necessità di provvedere alla ricapitalizzazione di quelle banche che hanno spinto all’eccesso i processi di leverage, ma la situazione è molto più complessa e va al di là di qualunque soluzione di breve termine, è un processo che durerà nel tempo perchè il rischio resta, lo si può diluire, si può redistribuirlo al mercato, socializzarne il contenuto ma come dice il buon Lavoisier…..Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma!

Tempo fa lessi su voxeu.org un bellissimo articolo di Marco Onado dal titolo Bank capital and write-downs: Zeno’s paradox and the subprime crisis Banks’ losses and capital: The new version of the paradox of Achilles and the tortoise che ora potrete trovare nella nuova versione in italiano sulla VOCEINFO sito che consiglio vivamente a tutti, dal titolo " IL PROBLEMA E’ CAPITALE".

Onado nel suo intervento ripercorre in sintesi le origini di questa crisi finanziaria che nasce fondamentalmente dal fallimento del concetto della redistribuzione dei rischi al di fuori del sistema bancario e l’utilizzo della leva con capitali proporzionalmente inferiori talvolta in misura assolutamente eccessiva al boom del credito e del rischio annesso.

Lascio a Voi il compito di proseguire la lettura permettendomi solo di evidenziare, secondo il mio parere gli aspetti salienti del Suo intervento con alcune sottolineature aggiunte:

(…) molti rischi gravavano ancora sul bilancio delle banche; altri sono stati richiamati, anche al di fuori di obblighi legali, per evitare guai maggiori dal punto di vista reputazionale; altri erano semplicemente nascosti sotto il tappeto, in quello che la Banca dei regolamenti internazionali ha severamente giudicato come «il sistema bancario ombra» (un modo fin troppo gentile per dire che i bilanci bancari non dicevano la verità).

Negli ultimi anni le principali autorità internazionali hanno ripetutamente indicato la possibilità di una grave crisi finanziaria, ma continuavano a sottolineare che il sistema bancario non era mai stato così robusto, grazie alla vigilanza prudenziale e in particolare alle regole di adeguatezza del capitale realizzate con i principi di Basilea a partire dalla seconda parte degli anni 80. In più, quei principi stavano per essere rafforzati grazie all’imminente attuazione di Basilea-2.

La triste ma semplice verità è che negli ultimi vent’anni (e in particolare nell’ultimo decennio) abbiamo assistito a una bolla speculativa del credito, con i connessi ingredienti di euforia, di profitti speculativi e di valutazioni troppo ottimistiche. Il capitale bancario era adeguato in quel roseo scenario, ma non per fronteggiare uno serio shock. Non appena l’euforia è svanita, i mercati hanno cominciato a percepire un consistente rischio non solo di illiquidità ma anche di insolvenza (dunque di inadeguatezza del capitale) in tutte le principali banche.

Qui sotto abbiamo un grafico che evidenzia la situazione attuale delle banche europee in rapporto all’utilizzo della leva finanziaria, in sitesi un rapporto percentuale tra attività ponderate per il rischio e attività totali che noi abbiamo già visto grazie ad alcuni grafici dell’Economist nel post " CORE_TIER_1_Nel_Cuore_della_Crisi! "

Le banche che presentano i rapporti più bassi (fra cui compaiono con inquietante frequenza banche svizzere, inglesi, francesi e tedesche) sono quelle che hanno spinto al massimo questo gioco e quindi hanno un peso del capitale rispetto alle attività totali più basso, spesso in misura significativa, rispetto alle altre. Le banche italiane, come si vede, godono di una situazione nettamente migliore.

Figure 4. Major banks’ tier one capital raising by type since September 2007

Stiamo perciò fronteggiando un faticoso e doloroso processo di aggiustamento di “deleveraging” del settore bancario internazionale, cioè di riduzione del grado di indebitamento complessivo o, se si preferisce, del volume di rischi per unità di capitale. Questo processo può diminuire in modo significativo l’offerta di credito da parte della banche (determinando cioè l’intensità del credit crunch) e amplificare le ripercussioni della crisi finanziaria sul ciclo economico mondiale.

Ma qui la lobby dei soggetti regolati si è dimostrata più forte dei regolatori (o, se si preferisce, ha "catturato" alcuni regolatori nazionali che si sono fatti portavoce di quegli interessi nelle sedi internazionali). In primo luogo si è infatti affermato il principio che il mercato è più efficiente delle autorità di regolamentazione a determinare il capitale bancario necessario ad assicurare la stabilità. O, il che è lo stesso, si è affermato il principio che solo il mercato e in particolare le banche, nella loro infinita sapienza operativa, sono in grado di valutare i rischi e quindi il capitale necessario.

Come se non bastasse, molte autorità di vigilanza si sono dimostrate fin troppo compiacenti verso i soggetti regolati, consentendo loro di assumere rischi senza neppure la protezione del credito di ultima istanza (è il caso di Bear Stearns) oppure di avere attività totali pari a 58 volte il capitale (è il caso di Northern Rock).
Quando poi, come è accaduto nei giorni scorsi, si annuncia pubblicamente che accadrà un altro caso come Bear Stearns, il gioco a identificare la prossima vittima rischia di avere effetti devastanti. Ma davanti a situazioni di emergenza, non possiamo aspettare che entri funzione un nuovo modello di vigilanza. Né possiamo passare da un salvataggio (magari con nazionalizzazione) a un altro. Se il mercato, oggi finalmente percepisce che i rischi bancari sono eccessivi rispetto al capitale, occorre anche, e soprattutto intervenire su quest’ultimo, cioè favorendo in tutti i modi i processi di ricapitalizzazione delle banche, ovviamente cominciando da quelle che hanno spinto all’estremo i processi di leverage.

Figure 3. Bank write-downs and capital raising (billions of dollar)

Se le prestigiose autorità internazionali potessero essere trattate come Bush senior ai tempi della campagna presidenziale degli Stati Uniti del 1992, il motto potrebbe essere. “It’s the capital, stupid”.

 

Se desideri sostenere questo viaggio, se credi nelle analisi e nelle visioni di Icebergfinanza, uno dei pochi ad aver compreso dall’inizio gli squilibri di questo tempo, lascia il tuo contributo qui sotto, libero come sempre, di esprimerti come meglio credi, basta veramente poco. In fondo un ulteriore stimolo a proseguire con la stessa intensità questo viaggio.

A tutti color che hanno contribuito a questo viaggio verrà inviata nel fine settimana, una interessante analisi sull’oro!

 

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7 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 14:04

liquidità in tutte le salse e in tutti i modi.
bisogna foraggiare …..foraggiare sempre,
questo sembra essere il comandamento del presente.

La Bce assieme alla Fed e ad altre banche centrali dovrebbe annunciare in ottobre un piano per sostenere la liquidità sui mercati finanziari che si baserebbe sulla concessione di finanziamenti in cambio di garanzie collaterali denominate anche in valuta estera. E’ quanto afferma il Financial Times nell’ edizione tedesca, precisando ad esempio che in futuro le banche europee potranno ottenere prestiti dalla Federal Reserve offrendo collaterale denominato in euro.
Il Financial Stability Forum nello scorso aprile – rileva ancora il FT – aveva fatto riferimento alla possibilità che le banche centrali accettino garanzie collaterali denominate in valuta estera. Secondo il FT la Bundesbank e la Banca d’ Inghilterra adotteranno anch’ esse le nuove regole mentre la banca centrale svizzera è ancora incerta sul da farsi. L’ accesso alle garanzie collaterali in divisa estera dovrebbe essere temporaneo e sarà legato ad una decisione unanime da parte di tutte le banche centrali basata sul presupposto dell’ esistenza di una crisi finanziaria.

Fino ad oggi le banche centrali hanno concesso finanziamenti al sistema bancario solo in cambio di garanzie collaterali denominate in valuta domestica. Se le proposta di cui ha parlato il FT dovesse essere formalizzata, sarà possibile fra l’ altro ad una banca europea accedere alle cosiddette ‘finestre’ di liquidità predisposte dalla Fed dando in cambio collaterale espresso in euro, beneficiando del tasso di riferimento assai più basso rispetto a quello Bce.

L’ intervento è finalizzato a garantire l’ operatività bancaria normale anche in tempi di crisi ed è legato alle gravi difficoltà dei mercati originate dal dissesto del credito immobiliare statunitense ad alto rischio, che tuttora persistono. Le maggiori banche centrali finora hanno provveduto a finanziare le banche ed altri grandi soggetti finanziari con operazioni straordinarie di pronti contro termine. Di recente, inoltre, un accordo fra Fed, Bce e banca centrale svizzera ha consentito di organizzare aste di finanziamento in dollari. Secondo alcuni analisti la crisi attuale sarebbe dovuta anche all’ impossibilità da parte delle banche di ottenere fondi dagli istituti centrali dando in cambio garanzie denominate in divisa domestica.

utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 14:56

Ciao Andrea volevo conoscere il tuo parere su alcuni punti del report sul GDP riguardanti le corporate. Sotto riporto solo la parte che mi interessa. In maiuscolo le mie considerazioni.

Corporate Profits

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

Taxes on corporate income increased $7.4 billion in the second quarter, in contrast to a decrease of $30.6 billion in the first. Profits after tax with inventory valuation and capital consumption
adjustments decreased $45.2 billion in the second quarter, in contrast to an increase of $13.0 billion in the first. Dividends increased $14.0 billion compared with an increase of $16.1 billion; current-production undistributed profits decreased $59.2 billion, compared with a decrease of $3.1 billion.
I DIVIDENDI SONO DIMINUITI DI POCO MENTRE GLI UTILI NON DISTRIBUITI SONO DIMINUITI MOLTISSIMO. QUESTO EVIDENZIA LE DIFFICOLTÀ DELLE IMPRESE A MANTENERE I DIVIDENDI ANNUNCIATI E CONTEMPORANEAMENTE MINORI POTENZIALITÀ A REINVESTIRE IL CAPITALE.
Domestic profits of financial corporations increased $24.7 billion in the second quarter, compared with an increase of $37.3 billion in the first. Domestic profits of nonfinancial corporations decreased $46.9 billion in the second quarter, compared with a decrease of $32.1 billion in the first. In the second quarter, real gross corporate value added increased, and profits per unit of real value added decreased.
The decrease in unit profits reflected a decrease in unit prices and an increase in unit nonlabor costs that were partly offset by a decrease in unit labor costs.
L’AUMENTO DEI COSTI NONLABOR È STATO COMPENSATO DA UNA DIMINUZIONE DEL COSTO DEL LAVORO. QUESTO TESTIMONIA IL MINOR POTERE CONTRATTUALE DEI LAVORATORI DOVUTO AL PERICOLO DEI LICENZIAMENTI.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Ciao.
Andrea S.

utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 15:50

http://www.reuters.com/article/newsO…25867620080828

Nel secondo trimestre il Prodotto interno lordo Usa è salito del 3,3% su base annua. Lo ha indicato il dipartimento del commercio, rivedendo al rialzo la stima precedente che mostrava una crescita dell’1,9%. Il dato va oltre le attese degli analisti che si aspettavano una crescita del 2,7%. E’ il maggior rialzo dal terzo trimestre 2007. Il dato è stato positivamente influenzato da export, consumi e spesa pubblica

??????????

Stella

utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 19:04

Una crescita cosi’ forte del PIL nella situazione attuale, con notevole contrazione dei consumi (anche di benzina – vedi calo del prezzo del barile), credo confermi che negli USA l’inflazione da eccesso di liquidità stia decollando. Da questo deriva anche il rafforzamento del $ nella previsione di un rialzo dei tassi nei prossimi mesi.

Guido

utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 19:06

mercoledi 27 agosto l’aticolo di marco onado e’ stato pubblicato sul sole24ore. era ora che qualcuno cominciasse a parlare delle irregolarita’ di voler profitto a tutti i costi.

Scritto il 28 agosto 2008 at 19:34

Bersaglio centrato Guido, ne parleremo domani anche delle tue impressioni Andrea S. e della sorpresa di Stella a presto !

Andrea

utente anonimo
Scritto il 28 agosto 2008 at 21:59

A chi interessano un po’ di numeri consiglio il Budget 2009 della Casa Bianca…con un interessante cronologico di PIL, Deficit, dettaglio delle spese e chi paga le tasse:

Qualche dato nel 2007 il 45% delle Tasse proviene da INDIVIDUAL INCOME TAX (persone fisiche) e soltanto il 14% dalle CORPORATION INCOME TAX.

La spesa per la difesa ha un bel crescendo:
2007: 552,568
2008 (stima): 607,263
2009 (stima): 675,084
il tutto ovviamente in billion USD (miliardi di dollari).
Che i germi di una seconda guerra fredda spingano a produrre maggior materiale di difesa per magazzino alzando il PIL ?
Saluti
Massimo

http://www.whitehouse.gov/omb/budget/fy2009/pdf/hist.pdf

Icebergfinanza presenta: ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta “
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