ORO VERDE o DONO DI DIO PER L'UMANITA' !?

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Field of Golden Corn

Secondo quanto stà scritto su Wikipedia la speculazione è l’attività dell’operatore che entra sul mercato  nel momento presente, assumendo posizioni il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi aleatori su cui egli ha formulato delle aspettative.

La differenza con molte altre attività di investimento, anch’esse basate sul concetto di valore atteso, è che nell’attività speculativa il valore atteso non si fonda su stime statistiche robuste, o quantomeno significative, ma deriva da una attività previsiva puramente soggettiva.  

In sintesi un scommessa, una scommessa che spesso nasconde l’altra faccia della medaglia. 

Per Oscar Wilde l’eccesso è sinonimo di successo, ma spesso come amo ricordare l’eccesso di alcuni, determina il decesso di altri.

Senza andare troppo lontani il fenomeno "subprime" condito con la finanza creativa o i velieri fantasma " conduits & siv " sono eccessi speculativi che hanno determinato una diffusa instabilità sociale nelle comunità americane toccate dallo tsunami delle foreclosure!

Ogni nostro atto di investimento o speculazione che sia, presuppone l’utilizzo di denaro o l’assunzione di un rischio rivolto al conseguimento del maggior risultato possibile! Spesso come accade oggi, in un mercato votato alla massimizzazione a breve termine del profitto o risultato che sia,  le esigenze degli azionisti contrastano con l’ambiente sociale e naturale dove l’azienda investe.

Adottare un comportamento socialmente e ambientalmente responsabile, presuppone una tensione continua alla ricerca della miglior strategia per rispondere alle richieste economiche dei cosidetti stakeholders, portatori di interesse, una tensione che non può non prescindere da un sviluppo e da un processo produttivo sostenibile nel lungo termine.

In sintesi si tratta di RESPONSABILITA’_SOCIALE_D’IMPRESA, ne abbiamo già parlato spesso, la stessa responsabilità sociale od ambientale constantemente calpestata o disattesa dalle grandi multinazionali, portatrici di interessi che abbracciano ogni risorsa umana o naturale, sia essa una materia prima o una materia cerealicola.

Consumare è un atto quotidiano dalla potenza devastante se sommato a quello di milioni di individui, un atto visto spesso esclusivamente sotto la luce del prezzo o della qualità. Consumiamo noi occidentali, l’ 80 % delle risorse della terra e non siamo in grado di assicurare un futuro vivibile ai nostri figli.

Si cari compagni di viaggio, un atto dalla potenza devastate in grado di modificare e condizionare qualsiasi impresa, la produzione stessa, un atto che serve ad avere la consapevolezza tra i bisogni reali e quelli imposti, come  può essere l’eccesso di speculazione in atto sui prodotti cerealicoli in nome di un presunto Dio BIODIESEL!

Oggi le nostre vite sono condizionate dalle multinazionali, ieri dal Fondo Monetario Internazionale oggi dal WTO ovvero l’Organizzazione Mondiale per il Commercio, la quali decidono spesso il nostro futuro. Come spesso detto la speculazione in generale, nasconde sempre un’altra faccia della medaglia.

Secondo gli analisti di GOLDMAN_SACHS siamo di fronte ad un rialzo secolare che ha davanti a sè circa vent’anni, un rialzo determinato da una serie di fattori forse irripetibili. Da quando le dichiarazioni di Bush si sono orientate sulla produzione di  etanolo, carburante alternativo al petrolio, il volo del mais e del grano ha spesso, più che raddoppiato il suo effettivo valore.

FAO: DIOUF LANCIA ALLARME-CEREALI, SCORTE AI MINIMI DAL 1983

(AGI) – Roma, 17 dic. – La Fao lancia l’allarme-cereali. Il direttore generale Jacques Diouf ha avvertito in una conferenza stampa che gia’ nei primi mesi del 2008 le riserve scenderanno a 420 milioni di tonnellate, il minimo storico dal 1983. In particolare, le scorte di mais caleranno a quota 129 milioni di tonnellate, piu’ del 10 per cento della stagione precedent e in caso di crisi alimentare, potranno garantire provviste per 8 settimane anziche’ le 11 assicurate nel quinquennio 2000-2005.

  Diouf ha illustrato un piano d’azione proposto dalla Fao per mettere al riparo i Paesi poveri dal drammatico incremento dei prezzi che ha recentemente colpito i prodotti alimentari di base, un pianco che prevede buoni per l’ acquisto di sementi e fertilizzanti per gli agricoltori e un sistema di rete di protezione sociale e ammortamenti per bambini, anziani, malati e categorie vulnerabili. A complicare la situazione, ha spiegato Diouf, ci sono gli effetti dei cambiamenti climatici.

  Di ritorno da Bali, dove si e’ svolta la conferenza mondiale sul clima, il numero uno della Fao ha insistito sulle "crisi causate dal clima" che stanno attraversando Australia e Ucraina, i maggiori esportatori mondiali di cereali, che quest’anno hanno "abbassato in modo preoccupante le esportazioni". L’intreccio di tutti questi fattori (dall’ aumento dei cerali a quello del petrolio fino ai danni causati dai mutamenti climatici) unito alla nuova domanda di biocarburante (che aumentera’di 16 volte entro il 2016) e ai successivi ettari di terreno sottratti all’agricoltura di sussistenza, ha alzato la soglia di preoccupazione dell’ agenzia Onu. "Se non si interverra’ in tempi per limitare i danni", ha insistito Diouf, "l’ oscillazione dei prezzi dei prodotti alimentari e il loro progressivo aumento non dara’ alcuna speranza di sviluppo ai Paesi poveri". Considerando l’ampiezza del problema, ha concluso, "e’ improbabile che le politiche nazionali, da sole, siano sufficienti a tutelare i settori vulnerabili della popolazione".

 Per questo c’e’ bisogno di "un’azione internazionale combinata", anche se e’ ancora tutta da delineare.

  Il piano d’azione della Fao parte da un primo stanziamento di 12 milioni di euro prelevato dal Fondo fiduciario dell’ agenzia Onu per convincere i 192 Paesi membri "a sostenere con donazioni sul canale multilaterale e bilaterale",vulnerabili della popolazione".

 L’ obiettivo e’ quello di limitare i danni del caro vita nel Sud del mondo, legato all’aumento del 40 per cento dei prezzi di cereali rispetto al 2006, dando agli agricoltori " invece del pane", ha esemplificato Diouf, "direttamente i soldi per aumentare la produzione". Alla base dell’ allarme della Fao, ha spiegato Diouf, ci sono gli aumenti "vertiginosi" delle farine (22 per cento in piu’ di un anno fa) e degli olii da oleaginose (70 per cento in piu’), oltre che di zucchero, prodotti latteo-caseari e frumento per foraggio.(AGI)

In fondo questo non è un argomento nuovo ne abbiamo già parlato insieme in un’altra occasione, abbiamo esplorato insieme_questa_nuova_frontiera!

Vorrei ora farvi conoscere questa riflessione scritta da HANS WERNER SINN presidente dell’ IFO, istituto di ricerca tedesco e professore di economia e finanza all’Università di Monaco, sull’importanza di non sprecare una risorsa naturale essenziale come il mais o il granturco.

" Gli Stati Uniti sovvenzionano generosamente la produzione di etanolo dal granturco, che cresce attualmente a un ritmo del 12% annuo, e di quasi il 10% a livello mondiale. I Paesi della Ue hanno sovvenzionato la produzione di biocombustibili con 3,7 miliardi di euro nel 2006, e puntano ad arrivare a coprire l’8% dei combustibili per motore con fonti biologiche entro il 2015 e il 20% nel 2020.
Ma è davvero così saggio ed eticamente accettabile bruciare il cibo nelle automobili invece di mangiarlo? Se lasciassimo che le derrate alimentari venissero usate per produrre biocombustibili, i prezzi degli alimenti sarebbero legati al prezzo del petrolio. Anzi, i prezzi degli alimenti stanno già aumentando in Europa, perché un numero sempre maggiore di terreni agricoli viene utilizzato per produrre biocombustibili, invece che prodotti destinati all’alimentazione. La cosiddetta "crisi della tortilla", che a gennaio ha scatenato proteste a Città del Messico a gennaio, prefigura i prevedibili scenari futuri. Il prezzo del granturco, la metà del quale è importato dagli Stati Uniti, nel giro di un anno è più che raddoppiato, e il motivo principale è la produzione di bioetanolo.
Il problema è che i fautori della produzione di biocombustibili come strumento contro l’effetto serra non chiariscono bene dove si dovrebbero andare a prendere i terreni per coltivarli. In teoria, ci sono solo tre modi per procurarseli: sottraendoli alla produzione di cibo o di foraggio, alla produzione di materiali naturali (in particolare il legno), alla natura.
Gli aspetti negativi della prima alternativa sono evidenti: la produzione di cibo nel mondo non è in eccedenza. Chiunque intenda coltivare biocombustibili su terreni precedentemente utilizzati per la produzione alimentare deve riconoscere che una scelta simile farebbe aumentare i prezzi degli alimenti, andando a colpire i più poveri tra i poveri. Analogamente, coltivare biocombustibili su terreni che altrimenti sarebbero destinati alla produzione di materiali da costruzione sostenibili farebbe crescere i prezzi di questi materiali e spingerebbe a sostituirli con materiali non sostenibili come il cemento e l’acciaio. Il legno immagazzina anidride carbonica, attraverso la fotosintesi. Maggiori sono le scorte di legno presenti sul pianeta, sotto forma di alberi vivi o di materiali da costruzione, meno anidride carbonica ci sarà nell’atmosfera e meno la Terra si riscalderà. Sottrarre terreni alle foreste per destinarli alla produzione di biocombustibili, perciò, significa accelerare il riscaldamento globale.
È vero che oltre all’effetto negativo di una riduzione dei "depositi di carbonio" potrebbe esserci un effetto positivo, per il clima del pianeta, dovuto al fatto che i biocombustibili potrebbero sostituire i combustibili fossili. Ma ciò avverrà solo se gli sceicchi del petrolio ne estrarranno di meno perché ci sarà più disponibilità di biocombustibili. In caso contrario, gli effetti positivi svanirebbero. Il prezzo dei combustibili fossili sul mercato mondiale, semplicemente, scenderebbe, al punto che il consumo complessivo di combustibili, fossili e biologici, aumenterebbe per effetto della produzione supplementare di biocombustibili.
L’alternativa rimanente è quella di usare terre fino a questo momento non sfruttate a fini commerciali. Ma si tratta, di solito, di terreni ricoperti da foreste. Sostituire le foreste con coltivazioni di granturco, colza e altre piante di semi oleiferi riduce i depositi di biomassa e porta, anche in questo caso, a un incremento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Il Brasile ha disboscato grandissime aree di giungla per produrre il bioetanolo che tanto ha impressionato il segretario generale delle Nazioni Unite. Così facendo, ha reso un grande disservizio alla causa della lotta ai cambiamenti climatici. Ogni anno, il mondo perde aree forestali per una dimensione equivalente alla superficie dell’Irlanda. L’effetto sull’atmosfera è pari al 18% delle emissioni annue di anidride carbonica, più delle emissioni prodotte dall’intero settore dei trasporti. Il processo di deforestazione deve essere invertito, non accelerato. Non ha senso usare i terreni, in qualsiasi forma, per produrre biocombustibili. In termini di politica ambientale e sociale, è giustificabile produrre biocombustibili solo se per farlo non si utilizza terra in più. Questo significa usare gli scarti agricoli e i rifiuti in genere, che in caso contrario marcirebbero producendo quantità quasi altrettanto consistenti di anidride carbonica e di metano, un gas serra ancora più pericoloso. Questa è un’opzione da sostenere. L’incoraggiamento da parte delle autorità a produrre biocombustibili su terreni che in caso contrario sarebbero destinati ad altro scopo, invece, è da bloccare assolutamente."

* Professore di economia e finanza all’Università di Monaco di Baviera e presidente dell’IfO (Istituto di ricerca economica)
Copyright: Project Syndicate, 2007
(Traduzione di Fabio Galimberti)

In sintesi concludendo, ogni nostro atto che sia speculazione o investimento porta ad un atto di responsabilità, che passa attraverso la strada stretta della riflessione, una riflessione che ci può portare a comprendere come nel caso delle materie cerealicole, che ogni eccesso, ogni speculazione porta ad una tensione sociale e umana che si vede privare di un bene che è essenzialmente destinato alla stessa soppravvivenza dei Paesi più poveri.
GLOBALIZZAZIONE, NEBBIA FITTA CHE AVVOLGE LE NAZIONI ( AGI )
Nel mondo globalizzato si e’ accentuata l’ingiusta divisione dei beni e cosi’ aumenta la disperazione.

  Lo denuncia Benedetto XVI. "Anche oggi – dice il Papa – resta vero quanto diceva il profeta: nebbia fitta avvolge le nazioni.

  Non si puo’ dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro". Nell’omelia della messa dell’Epifania celebrata con grande solennita’ in San Pietro, Papa Ratzinger rileva che " i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.
 C’e’ bisogno – afferma – di una speranza piu’ grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti".
 Per il Papa, nel mondo di oggi "la moderazione non e’ solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanita’".
 Infatti, "e’ ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sara’ possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile".
 Ma per cambiare cosi’ radicalmente l’ordine economico occorre essere sostenuti da una "grande speranza", che ricorda Benedetto citando la sua recente enciclica "puo’ essere solo Dio, e non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano, il Dio che si e’ manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto".
 Infatti, insiste anche oggi il teologo Ratzinger, "se c’e’ una grande speranza, si puo’ perseverare nella sobrieta’. Se manca la vera speranza, si cerca la felicita’ nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo.
 Per questo – spiega – c’e’ bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano percio’ molto coraggio".

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Commenti (n° 8)Commenta

  1. utente anonimo scrive:

    Caro Andrea, chiaro come sempre e quando dici “Oggi le nostre vite sono condizionate dalle multinazionali, ieri dal Fondo Monetario Internazionale oggi dal WTO ovvero l’Organizzazione Mondiale per il Commercio, la quali decidono spesso il nostro futuro” ohhh quanto dici il vero.
    Ma davvero crediamo che nel 2008 ancora abbiamo bisogno di produrre carburanti legati ai cereali? Un falso problema per spostare ovviamente il tiro dal petrolio ad altri settori di speculazione. Decine di anni fa si è progettati i voyager e il primo ha superato da poco la soglia massima del sistema solare, e noi dovremmo credere che non esista una energia alternativa pulita e non invasiva per la terra o per le persone? No, non vogliono darcela o meglio cercano di farci credere di superare la possibile crisi petrolifera o dei combustibili fossili con una peggiore fonte alternativa ( ah hanno messo il suffisso bio .. allora siamo a posto) noncuranti dei bisogni principali delle persone. Le vere energie alternative pulite e positive le tengono nel cassetto perchè renderebbero la gente comune libera da quelle multinazionali e giochi di potere che anche oggi attraverso la speculazione di borsa tengono le redini del mondo. Il problema non è come trovare le energie alternative ma come dare coscienza alle popolazioni per fare delle azioni nelle quali sia una volta per tutte chiaro che li abbiamo scoperti. che sappiamo e quindi come fare delle azioni che possano far dire “loro” : ” ops … se ne sono accorti … meglio battere in ritirata”. Da utopico posso dire che ciò potrà avvenire tra qualche centinaio di anni, quando le persone lavoreranno per un bene comune quale la terra senza ricevere nulla in cambio se non l’appartenenza ad un mondo evoluto che si batte solo per la scienza ed il progresso. Da realista debbo ammettere che sturmenti come internet non riusciranno mai a dare una coscienza comune a tutti o almeno alla massa perchè forse ci hanno dato proprio internet per controllarci.. chissà. Caro Andrea, ti rispetto tantissimo proprio per questo, perchè con grande umiltà ma anche con grande cognizione metti a disposizione della “coscienza comune” questi argomenti e quindi ogni cerchietto nello stagno che si allarga spero sia un giorno un maremoto che spazzi via davvero questi “soggetti economici” che tutto hanno a cuore meno che il rispetto della natura umana e il progresso serio, quello senza condizioni nè tornaconti o speculazioni.

    Ciao da Marcoeco

  2. Carissimo Marcoeco,

    proprio oggi leggendo qua e là ho avuto l’ulteriore conferma che la speculazione è pronta a riversarsi in massa sulle materie prime agricole, mais o granturco, zucchero o cotone, caffè o cacao che sia, una speculazione orchestrata in grande stile, alla ricerca del ” Sacro Graal ” il petrolio dei poveri per un’illusione alternativa ad un business immortale quella materia prima che nel suon nome ha scatenato guerre sottorranee o alla luce del sole!

    Davide contro Golia, non vi è alcuna alternativa se non quella di seminare tra le nuove generazioni, un concetto alternativo che passi attraverso la responsabilità di ogni atto, la coscienza che ti tormenta alla ricerca di un mondo migliore, equo e solidale, un mondo possibile.

    Ci si addormenta spesso, nel”aria vagano profumi e essenze che invogliano a dimenticare, a riposare, a non riflettere ma nel profondo un voce continua ad eccheggiare tra le pareti della nostra coscienza!

    Grazie Marcoeco di averne parlato!

    Andrea

  3. utente anonimo scrive:

    Carissimo Andrea,
    Io non sono poi così sicuro che il petrolio si stia esaurendo o meglio è chiaro che non è una risorsa infinita ma è altrettanto chiaro che tutto questo allarme nell’opinione pubblica ha cominciato ad essere stato generato dai media dopo che alcuni paesi come Irak Iran Venezuela e ora anche Russia, dando un taglio netto al passato hanno voluto tenersi, senza dividerla con le grandi compagnie, una fetta sempre più grande dei profitti legati all’estrazione dello stesso.
    Dal momento che fortunatamente ancora nessuno ha pensato ad invadere la Russia la strategia doveva e deve essere differente :
    fare salire il prezzo del petrolio in maniera tale da poterlo sostituire con qualcosa che consentisse alle grandi compagnie di continuare a lucrare.( Ricordi il gruppo Bilderberg? Anni fa stabilì di far arrivare l’oro nero ai 100 dollari al barile)
    Infatti fintanto il prezzo del petrolio fosse stato ai livelli consueti non sarebbe stata giustificabile una sua sostituzione.
    Io non sono d’accordo con te (qualche volta capita) la speculazione non centra . Si tratta di un atto pianificato a priori ed ad alti livelli, solo successivamente si è coinvolta la speculazione prima a livello delle grandi banche d’affari e successivamente via via sino al piccolo investitore.
    La speculazione in questo come in molti altri casi non è l’artefice ma lo strumento di cui si serve un ristretto gruppo di potere che ha sempre condizionato e continua ancora a condizionare il mondo intero

    “la speculazione è l’attività dell’operatore che entra sul mercato nel momento presente, assumendo posizioni il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi aleatori su cui egli ha formulato delle aspettative”.

    No caro Andrea, a mio parere, in queste scelte volte ad indirizzare l’opinione pubblica ed i mercati di aleatorio non c’è proprio un bel niente.

    Ciao.

    Mas

  4. utente anonimo scrive:

    penso anch’io che tutto sia orchestrato… da pochi ben organizzati centri di potere, però c’è sempre qualcuno, nell’organizzazione (dentro o fuori), che stecca. E scompiglia tutto…
    Spero perciò che a steccare siano in tanti, solo cosi si potrebbe evitare la paventata catastrofe.
    ciao a tutti
    pinio

  5. utente anonimo scrive:

    ragazzi non preoccupatevi ci pensano ; bassolino , e prodi ,sperano che ancora una volta il genio dei napoletani inventino un motore che vada a rifiuti !!!! ciao da ( minghin)

  6. utente anonimo scrive:

    Il drammatico e’ che i bio-carburanti non hanno senso…la quantita’ d’ energia fossile spesa per la trasformazione e’ maggiore di quanto ottenuto in termini energetici…in realta’ si tratta di un subdolo modo per finanziare l’ agricoltura di certi paesi e a farne le spese e’ come sempre tutto il mondo…
    Saluti
    Massimo

  7. utente anonimo scrive:

    In effetti in Germania con i rifiuti ci fanno energia.
    Per quanto riguarda bassolino ha portato noi napoletani 200 anni indietro, anzi peggio almeno i Borboni hanno fatto tante cose per il meridione: acquedotti, ferrovie, industrie. A quel tempo avevamo la più grande flotta mercantile in Sicilia (Compagnia Florio) che dava lavoro a migliaia di persone ecc.. Saluti da quello che una volta era il paese d’ò Sole!

  8. Talvolta ……il vento all’improvviso si alza, soffiando nelle vele della Speranza…..

    ….c’e’ bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano percio’ molto coraggio”.

    GLOBALIZZAZIONE, NEBBIA FITTA CHE AVVOLGE LE NAZIONI (AGI)

    Nel mondo globalizzato si e’ accentuata l’ingiusta divisione dei beni e cosi’ aumenta la disperazione.

    Lo denuncia Benedetto XVI. “Anche oggi – dice il Papa – resta vero quanto diceva il profeta: nebbia fitta avvolge le nazioni.

    Non si puo’ dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro”. Nell’omelia della messa dell’Epifania celebrata con grande solennita’ in San Pietro, Papa Ratzinger rileva che “i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.
    C’e’ bisogno – afferma – di una speranza piu’ grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”.
    Per il Papa, nel mondo di oggi “la moderazione non e’ solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanita’”.
    Infatti, “e’ ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sara’ possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile”.
    Ma per cambiare cosi’ radicalmente l’ordine economico occorre essere sostenuti da una “grande speranza”, che ricorda Benedetto citando la sua recente enciclica “puo’ essere solo Dio, e non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano, il Dio che si e’ manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto”.
    Infatti, insiste anche oggi il teologo Ratzinger, “se c’e’ una grande speranza, si puo’ perseverare nella sobrieta’. Se manca la vera speranza, si cerca la felicita’ nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo.
    Per questo – spiega – c’e’ bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano percio’ molto coraggio”.

    Andrea