TRAPPOLA DI LIQUIDITA'!

Scritto il alle 07:08 da icebergfinanza

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Sicuramente molti di Voi ricorderanno con quanta enfasi la Federal Reserve di Alan Greenspan abbassò il livello dei tassi, in nome  e per conto del fantasma della deflazione, una deflazione che portava con sè il ricordo di una dinamica giapponese, assolutamente micidiale.

Oggi però il contesto è assolutamente differente in quanto, l’inflazione testimonia l’oste senza il quale non è bene fare i conti.

In una delle sue sempre puntuali analisi, ieri, PAOLO_BARRAI sottolinea come i tassi d’interesse a breve, negli Stati Uniti rischiano di essere negativi.

" Ovvero, l’inflazione già batte il rendimento di un TBILL
Questa manovra è voluta dalla Fed che vuol evitare che il denaro venga parcheggiato in attività obbligazionarie a breve.
Vuole che la liquidità, scoraggiata da tassi nominali negativi, si rifugi nell’immobiliare (evitando il crollo) e nelle borse, e nelle obbligazioni di aziende corporate (che oggi offrono in america rendimenti molto superiori alle obbligazioni statali, in Europa la direzione potrebbe essere la medesima).
E’ una manovra pericolosa ma se l’esito sarà positivo, potrebbe prolungare l’agonia dei mercati e creare le condizioni per una bolla azionaria nel 2008-2009 (Le cui conseguenze si pagherebbero solo in seguito) "

In sintesi una manovra che porti ad avere tassi di interesse reali negativi.

Comprendo che molti lettori siano più attratti dal breve termine, da analisi tecniche e operatività di breve e meno da analisi di carattere macroeconomico, lo noto dall’interesse di Trendonline, ma credo che conoscere alcuni meccanismi che regolano le vicende economiche, sia essenziale per poter comprendere le dinamiche future ed operare consapevolemente.

Nella Grande Depressione del ’29, in America, il tasso di interesse nominale raggiunse la parità e la trappola della liquidità scatto inesorabilmente, come pure nel Giappone della Grande Deflazione.

Quando i tassi raggiungono la " pace dei sensi " la politica monetaria diventa impotente nello stimolare la crescita. Tassi di interesse nominali negativi invogliano a tenere liquidità, moneta, rispetto ad investire in obbligazioni e si presuppone quindi un eccesso di offerta.

All’investitore, al risparmiatore ciò che interessa è il tasso reale, ottenuto sottraendo il tasso di inflazione al tasso di interesse nominale. In Italia negli anni ’70 si ebbe un  tasso di interesse reale negativo.

In generale

interesse reale = [(interesse nominale + 1) / (inflazione + 1)] -1

ma una buona approssimazione è data da interesse nominale – inflazione ( da WIKIPEDIA )

Un aumento della liquidità riduce il tasso reale e induce al deprezzamento della moneta e quindi con un tasso reale uguale a zero è indifferente tenere liquidità o investire in obbligazioni.

La trappola della liquidità nel Sol Levante ha origini lontane, ma non per questo da dianmiche differenti che al contrario nascondono i germogli di quanto accadde al sistema finanziario giapponese, destabilizzato congiuntamente ad altri fattori, dal subprime made in Japan, ovvero il fenomeno delle Jusen.

Occorre sempre deflazionare le grandezze reali per poter fare un confronto con il passato.

" E’ possibile portare un cammello all’abbeveratoio, ma non lo si può costringere a bere!"

Questo detto della scuola keynesiana, che risuonava durante la Grande Depressione del ’29, è un esempio di trappola della liquidità.

Oggi in contesto sembrerebbe essere quello successivo alla debacle della New Economy, ma la dinamica inflazionistica è alquanto differente.

Se la crescita economica attesa è negativa meno si consuma, meno si investe e il risparmio può essere disincentivato solo con una riduzione dell’interesse reale.

Il ragionamento di Paolo è da manuale, accademicamente parlando e se il tasso di interesse nominale non potesse scendere occorre avere per forza un tasso di inflazione positivo.

Niente di meglio che " sane " aspettative di inflazione!

La mia tensione è sempre quella di semplificare al massimo i concetti, i maniera tale da rendere semplice il ragionamento al lettore per comprendere insieme, i meccanismi che regolano l’economia.

Milton Friedman e la sua politica monetarista eccheggiano ancora nelle sale della Federal Reserve, attraverso una visione alla ricerca di un tasso di interesse reale equilibrato, in fondo il tentativo è sempre quello di alcuni anni fà.

Questo post dal FINANCIAL_TIMES via Msnbc.msn.com suggerisce come utilizzando il rimedio sbagliato, la FED si limita a sostituire un problema con un’altro. Oggi come sottolinea MUNCHAU, l’ambiente è molto diverso dalla Grande Depressione o Defalzione giapponese, dove si ignorò il forte calo dell’inflazione e il fine della politica moentaria è quello di tenere ancorate le aspettative dei prezzi ad un tasso inflazionistico leggermente positivo.

Negli anni 70/80 della Grande Inflazione l’insegnamento fù che le banche centrali dovettero inseguire il decollo delle aspettative di inflazioni con una scarica infinita di aumenti dei tassi, per riportare l’inflazione nel bersaglio.

Il Bernanke accademico nei suoi studi ha sempre sostenuto che le banche centrali nulla debbono fare per inseguire le aspettative dei mercati, il valore dei beni patrimoniali, mobiliari ed immobiliari, ma si sà il pragmatismo alle volte gioca brutti scherzi, in fondo si tratta di un’applicazione accademica.

Il mio dubbio è che solitamente queste manovre sono destinate a fallire in quanto oggi il problema non riguarda esclusivamente la liquidità o la fiducia, ma in maniera sensibile la solvibilità del mercato immobiliare oggi, di quello corporate domani.

In sintesi si tratterebbe di una mossa psicologica su mercati a breve termine, cercando di penalizzare i risparmiatori econtringerli a cercare rendimenti più interessanti, ma tutto ciò non può rilevare la crescente sensazione di insicurezza, mancanza di fiducia, "default" che si stà propagando.

Il " fly to the quality " non può essere di breve durata, forse un segnale di inversione di lungo termine.

TREASURIES,OIL_SURGE_MAY_FORESHADOW_BOND_BEAR_MARKET_backTOBLOOMBERG

Negli anni 70 entrambi i corsi dei rendimenti reali negativi sono stati causati dalle banche centrali e dalla mancanza di volontà di affrontare l’aumento dei prezzi utilizzando la leva monetaria.

Per quanto riguarda infine la situazione della nostra vecchia Europa consiglio di dare un’occhiata a questi altri due post dal FINANCIAL_TIMES e EUROZONE_DILEMMA da Michael Shedlock, per restare ben ancorati alla realtà, una realtà che vede propagarsi lentamente anche nel nostro continente gli effetti nefasti di questa GRANDE DEPRESSIONE IMMOBILIARE.

Concludo ricordando a tutti coloro che si affidano esclusivamente al parametro del P/E ratio che questo articolo di BLOOMBERG.com presuppone un cambio di rotta.

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6 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2007 at 10:06

Analisi assolutamente ineccepibile!
Esiste però (fortunatamente aggiungo io anche se molti storceranno il naso)
la possibilità di andare short sui mercati qualora vi sia un’aspettativa di utile.
I tanto vituperati ribassisti espletano in questo caso una funzione darwiniana di selezione naturale e di riequilibrio.
Ben consci di questa situazione le Banche Centrali e le Istituzioni Governative hanno cercato di operare anche in questo senso, cercando a più riprese di scoraggiarli con dati macroeconomici gonfiati e rivisti solo successivamente, rifornendo di liquidità il sistema come non mai.
Questa è la partita vera di cui noi siamo solo semplici spettatori.
Una partita alla quale non avremmo mai voluto e dovuto assistere , se solo si avesse operato con la dovuta trasparenza.
Ma stando così le cose io, ( in questo caso un po’ pirata) preferisco stare non dalla parte di chi ci ha condotto in tale situazione.

Ciao a tutti
Mas

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2007 at 10:25

ottima analisi Andrea,
gli USA, faranno tutto il possibile per spostare la crisi, ma l’uso del tasso non puo’ funzionare, anzi fara’ precipitare le cose, ma questo probabilmente e’ quello che vuole veramente qualcuno, magari qualcuno terribilmente liquido che sta aspettando di comprarsi tutto il possibile.
1)le grandi istituzioni finanziarie hanno bisogno liquidita’, se e’ vero quello che dice barrai, abbassare i tassi spinge la poca liquidita’ altrove
2)le necessita’ finanziarie si sono ormai incncrenite al punto che servono cospiqui aumenti di capitale sia per ripianare le perdite ma ben piu’ grave per poter generare credito all’economia (essendo oggi il mercato delle cartolizzazioni completamente paralizzato)
3)tassi reali negativi sul dollaro non sono poi il male maggiore per chi ha parecchia liquidita’, verranno abbondantemente ripagati acquistando pezzi di america a prezzi di saldo
speriamo solo che Trichet non si pieghi a GS, se no facciamo la stessa fine
Mariano

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2007 at 15:01

Il Libor ad un mese ha segnato un nuovo massimo da nove anni:
6,749%

Mas

Scritto il 4 dicembre 2007 at 22:02

Caro Mas non vi è alcun dubbio che ” l’innovazione finanziaria ” ci permette di shortare ogni assets di mercato ma devo ammettere che guardo con una certa apprensione quell’oceano di shortaggi messi in mare dagli hedge fund pronti a cavalcare questa nuova ondata.

Investire o speculare sono due metodi completamente differenti che presuppongono una scelta di campo chiara e precisa.

La speculazione distrugge, l’investimento crea valore, ma il discorso è troppo lungo per parlarne ora.

Siamo insieme dalla parte giusta in fondo, non resta che sperare in un monsone che ci liberi da questa innovazione fine a se stessa.

Caro Mariano la tua speranza e la mia stessa speranza, in fondo la politica monetaria non può nulla in questo tempo.

In quanto a Goldman Sachs e il potere di certe ” istituzioni ” è il sottile confine tra la leggenda e la triste verità!

Buona notte Andrea

utente anonimo
Scritto il 5 dicembre 2007 at 00:54

“”…All’investitore, al risparmiatore ciò che interessa è il tasso reale, ottenuto sottraendo il tasso di inflazione al tasso di interesse nominale…”

NON è così…

La formula corretta è:

1+tasso nominale
———————– -1
1+inflazione

ad maiora, e grazie!

Scritto il 5 dicembre 2007 at 22:38

“”…All’investitore, al risparmiatore ciò che interessa è il tasso reale, ottenuto sottraendo il tasso di inflazione al tasso di interesse nominale…”

NON è così…

La formula corretta è:

1+tasso nominale
———————– -1
1+inflazione

ad maiora, e grazie!

E’ un piacere trovare qualcuno che mette i puntini sulle i, in fondo il solito puntino nero in mezzo al foglio bianco che fa perdere di vista l’intera dimesnione della cosa…….ma se vogliamo dirla tutta su Wikipedia stà scritto……

interesse reale = [(interesse nominale + 1) / (inflazione + 1)] -1

ma una buona approssimazione è data da interesse nominale – inflazione

se vogliamo parlare accademico è meglio ricordare che la semplicità aiuta a comprendere anche chi legge il blog e magari non sà nulla di economia o finanza.

Ad maiora Andrea

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