IL TITANIC TRA I VULCANI HEDGE FUNDS ( appunti sulla TOBIN TAX ovvero tassa sulla speculazione finanziaria )

Scritto il alle 08:21 da icebergfinanza

Non vi è ombra di dubbio che uno dei motori che ha permesso al nostro Titanic di attraversare a tutta l’incerto mare dell’ultima correzione di borsa risalente ormai al lontano maggio di un anno fa è targato M&A, merger and acquisition ovvero fusioni ed acquisizioni!

Un motore di simili dimensioni atto a migliorare il posizionamento strategico di un’impresa attraverso una diminuzione dei costi, vantaggi fiscali, aumento delle quote di mercato, sinergie operative, finanziarie e manageriali con l’azienda acquisita non può che essere letto in maniera positiva per l’effetto propulsivo che tale attività può avere sui valori di mercato delle società sotto offerta e talvolta per la stessa società acquirente.
Proviamo anche solo per una attimo ad alimentare con l’immaginazione il nostro motore M&A con gasolio targato LBO (leverage by out ovvero un’operazione finanziaria volta a consentire a soggetti con limitate disponibilità finanziarie la possibilità di acquisire il controllo della società sotto offerta mediante ricorso al capitale di credito utilizzando appunto una leva finanziaria cioè l’indebitamento).
La caratteristica di queste operazioni  stà nel fatto che il debito contratto per l’acquisizione viene rimborsato con gli utili prodotti dalla società acquisita e con la vendita di alcuni asset!
Gli effetti prodotti potrebbero essere di tipo esplosivo come gettare della benzina sul fuoco, oppure paragonabili al sordo borbottio di un vulcano in procinto di esplodere specialmente se la leva finanziaria è particolarmente spinta al punto di svilire il valore della società acquisita (…. vi ricorda niente la battaglia epica per la conquista di Telecom Italia in due puntate!)
 
Hedge funds, private equity, fondi pensioni americani, un club esclusivo di investitori con enormi patrimoni hanno utilizzato in maniera massiccia la cosiddetta leva finanziaria in un contesto macroeconomico caratterizzato da tassi ai minimi storici!
L’attività di un vulcano nasce da  una spaccatura della crosta terrestre dal quale fuoriesce  il magma. Le eruzioni sono l’effetto della compressione del magma che coincide con i movimenti di deriva ( scusate il paragone con il termine derivati ) del suolo sottostante! I vulcani possono essere di due tipologie eruttivi od esplosivi! I vulcani sono indipendenti tra loro quindi non comunicano e si può concludere che un vulcano finisce la sua attività quando esaurisce  la massa fluida presente nel suo serbatoio magmatico, o quando questa massa si solidifica
Nel settembre dello scorso anno, il vulcano Amaranth ha dato il via ad uno spettacolo pirotecnico perdendo ben il 65 % dei capitali del proprio fondo ovvero circa 6 miliardi di dollari su 9 andati in fumo per una gestione perlomeno disinvolta dei derivati (futures) su gas naturale! A differenza dell’ultima esplosione del fondo LTCM Long Term Capital Management datata 1998 gli organi di informazione hanno ritenuto di non dare troppo risalto alla notizia!
L’attività che studia i fenomeni vulcanici è quel ramo della Geologia che và sotto il nome di Vulcanologia! Riveste un’importanza notevole nello studio delle attività del sottosuolo terreste in quanto elabora informazioni vitali per difendere le zone limitrofe all’attività di un vulcano!
Questa attività viene svolta dalle autorità monetarie le quali dovrebbero spesso fare simulazioni per testare " il carico di rottura " del sistema finanziario.
Der Spiegel il settimanale tedesco e probabilmente  il magazine più grande d’Europa con una notevole influenza in Germania ha pubblicato un’intervista al prof. Uwe H. Schneider che espone con ricchezza di particolari i metodi distruttivi a cui ricorrono i private equity funds stranieri per smantellare e distruggere il mittelstand tedesco, la piccola e media industria. Questi fondi avrebbero acquistato fino ad ora 5000 imprese tedesche, con un totale di 800 mila dipendenti. Schneider ha concluso: “Il Mittelstand è la spina dorsale dell’economia. Essa è sistematicamente minata da un certo gruppo di private equities.
Diversamente alcuni manager di questi private equity hanno sostenuto che senza il loro intervento la ripresa in Germania non si sarebbe mai avviata, tanto è obsoleto il tessuto economico tedesco.
Recentemente abbiamo descritto una delle più grandi operazioni di leverage by out mai tentate ed andate in porto al mondo. Si tratta dell’acquisto della più grande agenzia immobiliare americana del settore commerciale EOP acquisita dal fondo di private equità Blackstone per 39 miliardi di dollari di cui 16 miliardi di debiti!
Nel novembre dello scorso anno il Guardian quotidiano inglese riferiva del crescente disagio nelle autorità monetarie inglesi per l’esplosione di un enorme debito ad alto effetto leva che potrebbe abbattersi sui mercati finanziari. Il 6 novembre la Financial Services Agency (FSA) britannica ha pubblicato un documento sui mercati delle private equity che lancia un chiaro monito e rende noto che la FSA aprirà un nuovo ufficio incaricato di aumentare la vigilanza.
Lo stesso George Soros pioniere della speculazione che costituì il suo hedge fund nel lontano 1969, colui che mise in ginocchio la sterlina e la Banca d’Inghilterra e contribuì alla crisi asiatica del 97, sostiene che pur lodando il sistema operativo degli hedge che consente di ottenere elevati profitti, il proliferare di tali fondi e l’utilizzo massiccio dell’indebitamento e di strumenti derivati esotici  rappresenta un rischio sistematico di default.
Le operazione che fanno parte del bagaglio strumentale dei fondi in questione si possono riassumere nelle seguenti operazioni finanziarie: operazioni di copertura ("hedging") in forma totalitaria (LBO), investimento in titoli sottovalutati o sconosciuti, arbitraggi in operazioni di alta valenza finanziaria come acquisizioni o fusioni!
Fortunatamente aggiungo l’ingresso in un hedge fund non è permesso a chiunque in quanto di solito l’ammontare minimo di ogni sottoscrizione non può essere inferiore ad almeno 500.000 euro ed eventuali disinvestimenti richiedono tempi particolarmente lunghi oltre all’obbligo di un periodo abbastanza lungo di immobilizzo.
Tornando alle operazioni di acquisizione e fusioni non si può fare a meno di notare che queste operazioni talvolta provocano una reazione negativa a cascata sui possessori di corporate bond ( ovvero obbligazioni emesse da parte delle società) con buoni rating ( ovvero buone valutazioni della consistenza reddituale e patrimoniale della società) i quali si ritrovano in mano titoli di società che al momento dell’acquisto presentavano profili di rischio adeguati alla propria scelta e che ad opera di operazioni che appesantiscono i bilanci delle società acquisite potrebbero addirittura crollare.
Ovviamente questo tipo di operazioni sono ben accette dagli azionisti delle società oggetto di acquisizione per la possibilità di incassare una lauta plusvalenza, ma è certamente diverso e incerto il discorso per gli obbligazionisti!
Altra problematica non indifferente è quella relativa ai diritti di voto che vengono esercitati nelle assemblee dei soci senza averne il reale possesso in quanto visti gli enormi patrimoni reali o presunti di questi fondi prendono a prestito un quantitativo sufficiente di titoli per “pilotare” le scelte societarie verso operazioni per il tornaconto personale e non per il bene degli azionisti minando dal di fuori le basi di una società.
Non risulta difficile trovare alle volte definizioni appropriate come ad esempio in alcuni casi quelli di fondi locusta od avvoltoi, che ricordano questi simpatici animali che arrivano sulla preda nei momenti di difficoltà finanziaria iniettando denaro liquido come un sottile veleno che a poco a poco viene ritirato sino alla rapida fuga dal capitale stesso, lasciando alle volte la preda agonizzante!
Le prede talvolta sono società brillanti che abbisognano di capitali per sviluppare nuovi progetti imprenditoriali, oppure società cosiddette ” distressed ” termine che deriva dall’inglese “ to distress “ ovvero angosciare, affliggere con il significato intrinseco applicato a società che hanno già richiesto l’amministrazione controllata e sono sull’orlo del fallimento, oppure dulcis in fondo, addirittura intere nazioni prese in ostaggio attraverso operazioni finanziarie di alto livello speculativo!
Nel 1996 l’hedge funds Elliot Associated di New York,  ha acquistato 20 milioni di dollari di titoli statali peruviani pagandoli in sintesi la metà del loro valore di mercato sfruttando il momento di difficoltà e i venti di crisi che si aggiravano nel paese, per poi circa tre anni più tardi intraprendere una azione legale, chiaramente vinta, contro il paese per la restituzione del debito a prezzo pieno con interessi per un valore finale quasi triplicato!
 Questa pratica è stata attuata da altri fondi locusta o avvoltoi con grande successo presso altri paesi poveri del mondo! La pratica di speculare sul debito di un paese impoverito e oberato da debiti si stà moltiplicando con conseguenze sociali rilevanti!
Gli effetti diretti ed indiretti delle spregiudicate operazioni messe in atto da questi fondi hanno e avranno sempre più conseguenze devastanti sul tessuto sociale mondiale!
Il problema è che non esiste una legislazione particolare che possa non permettere questi atti di puro sciacallaggio!
Teoricamente non è tanto il mezzo in sé stesso da demonizzare ovvero l’apporto di capitali per finanziare una società od un paese, ma l’utilizzo solo a scopo speculativo!
Chiaramente nessuno fa niente per niente, ma il fine non sempre giustifica i mezzi!
Ad onor di cronaca si tende ad enfatizzare situazioni poco esaltanti, ma vi sono pure storie edificanti di salvataggi di società sull’orlo del fallimento di manager che attraverso la passione, il lavoro e il rischio di propri capitali hanno lavorato per il bene della società!
Gli hedge sono per eccellenza i fondi speculativi, i venture capital sono fondi che investono in società (START UP) in fase di lancio con alto potenziale tecnologico e di sviluppo mentre i private equity investono capitali in piccole e medie imprese che abbisognano di liquidità per una migliore politica industriale!
La recente acquisizione del private equity Blackstone testimonia che la mission del fondo non ha distinzioni!
Stiamo forse facendo troppo moralismo?!
Il mondo degli affari è costruito sull’interesse personale, sull’ego per eccellenza, sulla vanità e non potrebbe essere diversamente?!
Il paradigma del libero mercato presuppone la totale libertà di ogni azione?
Con una mia personale visione sostengo che “ l’equilibrio giustifica il limite se ne è accertata la sua utilità! “
Oggi da più parti si levano voci che richiedono una maggiore regolamentazione, una maggiore trasparenza rispetto all’attività di questi fondi e forse aggiungo io una maggiore equità!
La Germania scottata a livello politico dal caso dello scorso anno quando alcuni hedge hanno contribuito con quote rilevanti di minoranza a scardinare i vertici della Borsa tedesca ha cercato di mettere in agenda una maggiore regolamentazione di questi fondi presto bocciata da Inghilterra e Stati Uniti terre fertili dei nostri fondi!
Al termine del G7 di Essen il Governatore della Banca d’Italia ha sostenuto che non esistono contrasti di vedute sull’argomento ma che è condivisa la volontà di valutare meglio i rischi sistemici!
Vi è una situazione in cui l’assunzione di rischio è maggiore rispetto al passato ma l’esposizione diretta non preoccupa in quanto rappresenta meno dell’1 % del capitale dei fondi in questione!
Sarà ma in taluni casi la leva è totale! Auguri Blackstone!
In una recente intervista al quotidiano “Les Echos” il candidato del centrodestra Nicolas Sarkozy per le elezioni presidenziali francesi sostiene di essere favorevole all’introduzione di una tassa europea sui movimenti finanziari speculativi! “Non abbiamo generato l’euro per avere un capitalismo senza etica e morale. Sono estremamente preoccupato per i movimenti speculativi. Chi può tollerare un fondo che s’indebita per acquistare un’azienda e dopo averne licenziato il 25 % dei dipendenti la vende in mille pezzi! Desidero rendere la Francia un paese che premia chiunque crei ricchezza ma che sappia colpire i predatori!”
Quale migliore occasione per il sottoscritto per riprendere la tanto famosa e alle volte dimenticata “ TOBIN TAX “ che vi illustrero riprendendo tali e quali alcuni passaggi che troverete su Wikipedia, l’enciclopedia libera per eccellenza!

http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_Tax

La Tobin Tax, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale.

Il tasso proposto sarebbe basso, tra lo 0,05 e l’1%. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all’incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale che sarebbe necessaria ad oggi per sradicare in tutto il mondo la povertà estrema.

Nel 1972, poco dopo che l’amministrazione Nixon rimase invischiata nello scandalo Watergate e che Nixon tirò gli Stati Uniti fuori dal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Il Professor Tobin ricevette in seguito un Premio Nobel per l’economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa idea.
L’idea rimase dormiente per più di 20 anni. Nel 1997 Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin tax con un editoriale intitolato "Disarmare i mercati". Ramonet propose di creare un’associazione per l’introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l’Aiuto dei Cittadini). La tassa è diventata quindi una finalità del movimento antiglobalizzazione, e materia di discussione, non solo nelle istituzioni accademiche, ma anche tra la gente comune e nei parlamenti di Regno Unito e Francia e di tutto il mondo.
In un’intervista rilasciata a Der Spiegel nel 2001 James Tobin prese le distanze dal movimento antiglobalizzazione. Comunque Tobin continua a sostenere la validità della sua proposta (anche se alcuni oppositori della tassa sostennero il contrario).
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome … La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un’altra, una piccola tassa verrebbe applicata – diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far si che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d’interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.
Tobin osservò che, mentre la sua proposta originale aveva il solo scopo di porre un freno al traffico in valuta estera il movimento antiglobalizzazione aveva evidenziato le entrate da tasse con cui volevano finanziare i loro progetti per migliorare il mondo. Egli si dichiarò non contrario all’uso di queste entrate da tassazione, ma sottolineò che non era l’aspetto importante della tassa.
ATTAC e altre organizzazioni hanno riconosciuto ciò, e mentre considerano ancora come supremo l’obiettivo originale di Tobin, pensano che la tassa potrebbe produrre fondi disponibili per i bisogni di sviluppo del sud del mondo, e permettere ai governi, e quindi ai cittadini, di reclamare parte dello spazio democratico concesso ai mercati finanziari.
Le opinioni sono divise tra chi crede che la Tobin tax migliorerà l’economia delle nazioni che sono danneggiate dalla speculazione finanziaria e i difensori degli obiettivi della globalizzazione, che credono che essa vincolerà la globalizzazione in modi che sono in conflitto con le politiche di istituzioni economiche come l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale, e che quindi deve essere rigettata. Altri sostengono che la tassa promuoverà la globalizzazione ma ne limiterà gli effetti negativi.
Un sostegno inatteso alla Tobin tax è arrivato dalllo speculatore multimilionario George Soros, il quale ha dichiarato che, mentre la tassa va contro i suoi interessi personali, crede che la sua introduzione avrà effetti positivi sull’economia mondiale.
La rubrica "City Notebook" del quotidiano britannico The Guardian del 30 agosto 2001, pose il caso contro tale tassa in termini diretti. In essa si diceva che gli speculatori sulle valute sono "un gruppo eccezionalmente utile, lavorando giorno e notte, rischiando il loro benessere per fornire una cosa chiamata liquidità. Senza liquidità, i mercati si prosciugano, i prezzi diventano volatili e i beni diventano difficili da muovere." Con la Tobin tax in vigore, continuava l’editoriale, quell’utile lavoro non verrebbe conseguito. "Il risultato netto è che tutti i soggetti coinvolti — produttori, contrattatori, acquirenti — diventano più poveri, non più ricchi".
Lascio quindi a Voi di trarre le conclusioni rispetto all’importanza del libero mercato attraverso lo strumento della liquidità o dell’interesse comune!
Puo darsi come dice Oscar Wilde poeta e scrittore irlandese che “ niente ottiene successo, come l’eccesso “ e che quindi come sostiene lui stesso “ la morale è semplicemente l’atteggiamento che adottiamo nei confronti di individui che personalmente non ci piacciono” ma è altrettanto innegabile, sostengo io  che l’ “ECCESSO” di molti talvolta provoca il “ DECESSO “di altrettanti!
 

 

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